La recensione di Moto GP 26 di Milestone

Con MotoGP 26, Milestone piega senza strafare la sua traiettoria: la nostra recensione su PS5

Meglio dirselo subito: con MotoGP 26, Milestone ha scelto di proseguire su di una traiettoria già nota, senza particolari scossoni. Lo studio milanese ha optato per qualcosa di più metodico perseguendo la strada degli anni passati: quella del consolidamento, degli interventi di precisione, di impianti che nel tempo trovano la loro forma e diventano incredibilmente efficaci. 

Parliamo di una forma di filosofia di sviluppo che si riconosce ormai manco fosse una firma e che, nel bene e nel male, trova nella community di appassionati anche terreno fertile.

Chi si aspettava un cambio di passo dovrà ancora aspettare ma non è che sia per forza un problema: le qualità ci sono e sono evidenti.

Che forza questa modalita' carriera

Chi arriva da MotoGP 25 si muoverà in un territorio che conosce bene, tra modalità Arcade e Pro, una modalità carriera particolarmente collaudata e una modalità Race Off, per gli appassionati di due ruote in corsa, con dentro veicoli come minibike, motard o flat track. La struttura di fondo non solo regge ma, anzi, in alcuni punti si è definitivamente sedimentata come un notevole punto di forza.

La domanda rimane quella di sempre: cosa c’è di nuovo sopra? E soprattutto quanto pesa complessivamente all’interno dell’esperienza MotoGP?

Una scena di gameplay di Moto GP 26

La novità tecnica più concreta si chiama “Rider-Based Handling” ed è una caratteristica che merita di essere spiegata più nel dettaglio: Milestone ha lavorato in maniera approfondita su quelle che sono le animazioni del pilota in sella, con l’obiettivo di tradurre in movimento visivo, e in risposta del veicolo, ogni input di guida: dalla frenata in ingresso di curva all’apertura del gas in uscita. Il risultato finale è una moto che appare più viva, più reattiva e più capace di comunicare cosa stia succedendo tra pneumatico e asfalto.

È un affinamento che si percepisce però soprattutto in modalità Pro, dove il feedback visivo del pilota aggiunge una dimensione in più alla lettura della guida, aiutando a capire prima con gli occhi e poi con le mani quando si sta spingendo troppo o quando c’è ancora margine; nella modalità Arcade tale guadagno di feedback è chiaramente meno netto per via delle semplificazioni poste al modello di guida, risultando quasi impercettibile per chi non sappia già cosa cercare.

Altre novità intriganti invece sono sul fronte carriera, dove arriva finalmente qualcosa che la community chiedeva da tempo ovvero la possibilità di vestire i panni di un pilota ufficiale fin dall’inizio, senza passare obbligatoriamente dalla gavetta nelle classi inferiori.

Chi vuole può calarsi direttamente nel ruolo del proprio idolo, con nomi come Bagnaia o Márquez giusto per citarne un paio, con tutto il team intorno che osserva ogni risultato con attenzione e la pressione costante di chi già ha tanto da dimostrare fin dalla prima gara. Questa scelta è molto intrigante perché, di fatto, rappresenta un nuovo modo di intendere la modalità carriera, cambiando anche le prospettive puramente ludiche del tutto, aggiungendo una tensione narrativa che la carriera tradizionale faticava a costruire nei primi stage nonostante la “maggiore immedesimazione” derivante dalla costruzione del percorso. 

Le dinamiche di rivalità già presenti nel precedente capitolo guadagnano, in questo contesto, ancora più senso: avere un rivale diretto con cui lottare per la supremazia in squadra o in campionato, con obiettivi costruiti attorno a lui, funziona meglio, molto meglio, quando si porta il nome e il numero di un pilota reale.

Detto questo, non è tutto oro quello che luccica e il contrasto con le parti più riuscite si fa sentire. Le interviste coi giornalisti consentono di fissare obiettivi e costruire una narrativa attorno alla stagione ma la varietà di opzioni disponibili è scarsa e le domande finiscono per ripetersi rapidamente, sempre con risposte mai veramente “pesanti” sul corso degli eventi. 

Il rapporto col manager per cambiare scuderia o negoziare lo stipendio resta superficiale quanto basta per non soddisfare chi avrebbe voluto più profondità, più negoziazione e più conseguenze.

Si sente la differenza tra le parti cucite con cura e quelle che sembrano esserci perché non potevano mancare.

Tutto il resto come funziona?

La Race Off torna arricchita con le moto stradali come nuova categoria, ad affiancare le già presenti minibike, motard e flat track. L’idea di portare i piloti del motomondiale su mezzi diversi da quelli da Gran Premio funzionava già l’anno scorso, offrendo una boccata d’aria rispetto alla serietà della carriera principale; l’aggiunta delle stradali allarga ulteriormente il ventaglio e introduce dinamiche di guida differenti, meno estreme rispetto alle derivate di serie ma capaci di offrire una prospettiva diversa. Peccato che i circuiti disponibili al lancio siano soltanto tre, scelta che rende la varietà minima e che riduce il tutto a una specie di piccolo diversivo invece che a una componente con una vita autonoma. 

Fortunatamente Milestone si conferma meticolosa sul tema dell’accessibilità, e MotoGP 26 ne è forse la dimostrazione più completa fino a oggi. I comandi sono completamente rimappabili, il parco di opzioni visive e audio, già nutrito nei capitoli precedenti, è stato ulteriormente ampliato, e l’integrazione del DualSense non è cosmetica: la vibrazione e la resistenza adattiva dei grilletti contribuiscono in modo tangibile al feeling di essere in sella, comunicando il grip residuo dell’anteriore o il momento in cui il posteriore inizia a perdere aderenza. 

Il feedback del gioco ha quindi una profondità gradevole e sopratutto leggibile, capace di aggiungere significato a ogni curva; debuttano anche le carte collezionabili, sbloccabili completando gare, obiettivi di carriera ed eventi speciali: un layer leggero, quasi invisibile nella sua discrezione, ma capace di fornire un incentivo costante a tornare in pista anche al di fuori della carriera principale.

Purtroppo questo capitolo inizia a sentire il peso di alcune scelte di “non rinnovo”, a partire ad esempio dal commento di Guido Meda che rimane ancorato al pre-gara, con interventi sporadici durante la corsa e che non bastano a coprire le sessioni più lunghe: l’assenza di un secondo commentatore si fa sentire, e quello che potrebbe essere un elemento di atmosfera finisce per diventare un sottofondo ripetitivo. 

L’editor del personaggio è striminzito ed ha opzioni estremamente limitate rispetto quanto ci si potrebbe aspettare nel 2026, ponendo una limitazione che stona tanto più se paragonata alla ricchezza dell’editor per moto e caschi, che è invece uno degli aspetti meglio riusciti dell’intero pacchetto: livree, grafiche, dettagli cromatici, tutto gestito con una cura che dimostra chiaramente dove siano state concentrate le energie.

L’editor tecnico della moto è dettagliato, ben costruito, capace di restituire differenze reali a seconda del tracciato, delle condizioni meteo e dello stile di guida: è lì che il gioco mostra la sua anima più autentica. Sospensioni, geometrie, distribuzione del peso, assetto aerodinamico: ogni intervento ha un riscontro percepibile in pista, e imparare a leggere il comportamento della moto per intervenire correttamente diventa un gioco nel gioco.

È un peccato che la carriera nel suo complesso non riesca a sostenere con altrettanta solidità chi non trova piacere nell’approfondire quella dimensione, perché chi si ferma al giro veloce e alla gara senza passare dall’officina rischia di esaurire gli stimoli prima di quanto vorrebbe.

Sul piano tecnico, MotoGP 26 non lascia spazio a inciampi. Testato su PS5 Pro, il gioco non ha fatto registrare un singolo calo di frame rate né artefatti grafici di sorta lungo tutta la durata della prova, una solidità che a questo punto ci si aspetta da Milestone, ma che fa sempre piacere trovare una volta confermata su pista.

Dal punto di vista visivo, le moto sono modellate con una cura maniacale per i dettagli, dalle carene alle sospensioni fino ai pneumatici deformati sotto carico. I circuiti mostrano una buona varietà ambientale, senza tuttavia raggiungere i picchi di altri titoli racing di ultima generazione sul fronte della fotografia. Le condizioni meteo dinamiche influenzano in modo credibile sia l’aspetto della pista sia il comportamento della moto; l’effetto pioggia, in particolare, è tra gli elementi meglio riusciti dell’intera produzione.

La recensione

8 La strada è giusta
7.5
Grafica
8.5
Sonoro
8.5
Gameplay
7.5
Longevità

Riepilogo

MotoGP 26 è un capitolo che non delude chi sa già cosa vuole da un gioco di questo tipo, ma che fatica a sorprendere chi si aspettava qualcosa di più. Milestone conferma la propria solidità tecnica e una cura per i dettagli che pochi possono vantare nel genere, e alcune scelte dimostrano che la direzione è quella giusta. Le fragilità ci sono ma per essere superate avrebbero bisogno di un salto che probabilmente vedremo in futuro: speriamo solo sia fra non troppo.

Nato nel villaggio dei maghi neri di Final Fantasy IX e residente al Santuario del legame del Fuoco di Dark Souls. Bassista, grafico e serie tv dipendente. Platino i giochi che amo per non farmi platinare da loro.