Veniamo al punto forte dell’esperienza: il gameplay.
Quello che inizialmente pareva rappresentare un’incognita, si rivela il vero motivo per cui non vorrei più staccarmi da Pragmata. Il gioco, a scapito di quanto si potesse pensare, si presenta come un action con una struttura da dungeon crawler: istanze divise tra loro, che un po’ con una formula Soulsiana, presentano interconnessioni, shortcut e persino mura illusiorie, che contribuiscono alla strutturazione di un level design ben pensato e estremamente gradevole da vivere e navigare.
Le due anime del gioco, lo shooting e l’hacking, sono inserite in una maniera incredibilmente fluida. Hugh sarà armato di armi da fuoco che vanno da una pistola fino a lancia razzi, lancia barriere energetiche, lanciagranate, simil fucili a pompa e tanto altro. Il tutto sarà inserito in una ruota di armi, la cui composizione sarà possibile impostare nell’hub centrale e che richiederà anche un certo grado di esplorazione ben fatta, così da assicurarsi di non rimanere mai a secco durante l’esplorazione. Se è vero che dallo slot delle armi di base, i proiettili si ricaricheranno in automatico, bisogna considerare che tutte le armi speciali sono a consumo: una volta finite, non potrete effettivamente ricaricarle ma dovrete riuscire a trovare un’altra uguale (o appartenente alla stessa categoria) che possa riempire lo slot rimasto vacante. Potrebbe suonare macchinoso ma è in realtà un meccanismo estremamente arcade, che ricorda un po’ gli shooter a scorrimento laterale, un po’ scuola Metal Slug, in cui bisogna anche avere tempismo nell’afferrare il potenziamento giusto al momento giusto, soprattutto durante le lunghe e spettacolari boss fight.
Con riguardo alle boss fight, bisogna evidenziare come Capcom non si sia risparmiata: moveset sempre nuovi, presentazioni spaventose, scontri che richiedono impegno e la capacità di padroneggiare tutta la pletora di informazioni e abilità che si acquisiranno durante l’avventura.
E riuscire a far stare tutte queste nozioni all’interno di un pad, senza che le sezioni di shooting e quelle di hacking finiscano per incepparsi, è davvero notevole. Un combat system tra i più affascinanti e ben realizzati degli ultimi anni, perfetto per chiunque voglia affrontare delle vere sfide, per chiunque voglia mettersi alla prova. Pragmata infatti, da tanti punti di vista, potrebbe quasi definirsi un Remnant-Like (quindi si potrebbe anche dire, in maniera provocatoria, un Soulslike?), che può risultare punitivo ma che sa anche regalare immense soddisfazioni, quando si riesce a mettere a segno il colpo giusto. A differenza di un Remnant però (per dirne uno), Pragmata è chiaramente pensato un po’ “per tutti” e lo dimostrano due aspetti: la presenza di un selettore di difficoltà e una curva d’apprendimento estremamente armoniosa, con alcuni picchi soprattutto dalla metà dell’avventura in poi. A quel punto però, il gioco ti ha ormai conquistato e non vedi l’ora di scoprire quale nuovo muro tenterà di porti, così che ci si possa ingegnare per tentare di superarlo nella maniera più spettacolare possibile.
C’è poi l’hacking, che in Pragmata è stato pensato come una sorta di puzzle da risolvere durante gli scontri, in tempo reale. Hackerare i robot sarà essenziale per esporre le loro difese e renderli vulnerabili. Anche in questo caso, bisognerà essere precisi, dato che ogni nemico (anche in base all’avanzamento della storia e alla difficoltà) avrà un “percorso” diverso da conoscere, che cambierà proceduralmente ogni volta che si dovrà mettere in atto un nuovo hackeraggio e che necessiterà di attenzione: per riuscire a fare danni extra, ad aumentare il tempo di esposizione ai colpi, a surrsicaldare o qualunque altro perk decidiate di equipaggiare, sarà essenziale passare attraverso i NODI.
Nella griglia di hacking, vi saranno delle caselle di colore diverso, che possono essere ampliate come numero e varietà nel corso del gioco. Passandovi attraverso, riuscire a provocare danni maggiori ai robot o a dare vita a tutta una serie di combinazioni, di sinergie con Hugh. Al tutto verrà poi aggiunto un ottimo sistema di movimento, che contempla schivate, salti e capacità di fluttuare, grazie ai propulsori della tuta di Hugh (che pure possono essere potenziati), dando un taglio più action che perfettamente si mesce a quello più tattico di Diana.
In base al tipo di nemico, sarà estremamente semplice cambiare build, scegliere le armi che fanno per voi, i NODI che vorrete incontrare nelle vostre schede di hacking e dare vita a combinazioni mortalmente efficaci. Sembra tanto complicato, lo capisco, ma il merito di Capcom è stato proprio quello di rendere estremamente intuitivo pad alla mano, un meccanismo apparentemente così contorto.