
Stellar Blade su Switch 2 È Di Plastica – La Nostra Recensione
In un momento storico in cui tutto il mondo parla, con forti idiosincrasie, dell’action che sta facendo vibrare anche i cuori più duri e che pare candidarsi di diritto ad avere un posto privilegiato tra le fila delle varie premiazioni, che ci accompagneranno da qui alla fine dell’anno, anche noi vogliamo salire sul carro del vincitore. E no, non abbiamo recensito Phantom Blade: Zero. In questa sede, vi parleremo di un altro action.
Un action forse più modesto nelle pretese, forse più limitato e foriero di più accese discussioni di natura etica e morale, che hanno finito per distogliere l’attenzione dal dialogo sull’effettivo apporto ludico che questo ha offerto e continua a offrire agli appassionati del genere. Perché Stellar Blade, la prima grande opra di Shift Up, già nel 2024 aveva fatto accendere l’internet.
Se da una parte c’era chi lo difendeva, valorizzandone il combat system e il sistema di progressione, dall’altro c’era chi lo attaccava per la storia e la pochezza nella scrittura. E si, il dialogo più ingombrante si fece sulla fisicità della protagonista, ma direi che si è già detto abbastanza a riguardo. Magari proviamo a parlare di cose più interessanti.
Al tempo non ebbi la possibilità di giocare Stella Blade, nonostante il concept paresse davvero interessante per chi, come me, a furia di Devil May Cry, Dark Souls e Sekiro aveva sviluppato un’insana voglia di mash up tra gli elementi hack n’slash e quelli più tattici delle opere citate, vedendo nell’opera di Shift Up un’ottima proposta, almeno sulla carta. Poterlo giocare per la prima volta nel 2026 e su Switch 2 è stato… straniante. Stellar Blade pare voler esprimere tanto, cercando di creare le basi per un universo parecchio interessante. Allo stesso tempo, pare che il team si sia fermato alla fase di concept, lasciando fin troppo all’intentato o allo svogliato.
Ma la domanda più importante da farci in questa sede, forse, è un’altra: come gira il gioco su Switch 2? Addentriamoci nella recensione, alla ri-scoperta di Stellar Blade!
LE VECCHIE ABITUDINI NON CAMBIANO
Stellar Blade, come già si poteva leggere nelle recensioni del 2024, aveva una componente che brillava decisamente più di altre: il fan service. No dai, scherzo, circa. Stavo ovviamente parlando del combat system.
L’opera prima di Shift Up si propone come un mix tra Sekiro, Bayonetta, DMC e Nier: Automata, facendo un po’ un mix di tante meccaniche e cercando di restituire un c.s. che non solo punta a essere impegnativo ma che vuole soddisfare, divertire. E onestamente, ci riesce molto bene.
Non si tratta del c.s. più funzionale che possa esistere e anzi, un giocatore non troppo esperto nell’utilizzo di schivate e parate perfette, potrebbe trovarsi a chiedersi dove stia sbagliando. Questo perché, Stellar Blade impone una lettura degli scontri con call out non sempre chiarissimi e che, come spesso accade, peggiorano con nemici non umanoidi.
E anche con gli umanoidi, siamo distanti dai livelli di precisione di Sekiro per esempio: qui seguire il movimento del braccio nemico, non sempre permetterà di prendere il tempismo giusto. Non avendo giocato il titolo all’uscita e su altra console, parte del problema mi verrebbe da attribuirla all’infrastruttura, sia hardware che meccanica, di Switch 2. Il posizionamento dei tasti sui joy-con rende complesso riuscire a dare ritmo agli scontri, per via di tutte quelle micromeccaniche rese maggiormente difficili da attivare, forse per una problematica di pressione o di input, difficile da dirsi.

Altro problema, derivante dall’infrastruttura nintendiana, è quella relativa all’input lag che nasce dalle scelte tecniche di Shift Up, per rendere il gioco visivamente e ludicamente gradevole anche su una piattaforma meno performante. Si è fatto ricorso alla Frame Generation di AMD FSR 3.1 che se da un lato dona al titolo un aspetto da 60 fps in quanto a fluidità visiva, non riesce a restituire la stessa caratteristica anche alla giocabilità che continua a “muoversi” a 30 fps.
Tutto ciò provoca gravi problemi di input dei comandi e di lettura degli scontri, almeno nelle prime ore. Il trucco, dunque, diventa quello di anticipare i movimenti, una frazione di secondo che farà la differenza. Non è il massimo ma forse era il massimo che si potesse fare, per rendere giocabile e godibile Stellar Blade su Switch 2. E si, queste problematiche sussistono sia in modalità portatile che in docked, dove anzi rischiano di venire leggermente amplificate.
Per il resto però, il sistema di combattimento e progressione dello stesso, presenta davvero tantissime possibilità e uno skill tree molto ricco, che vi permetterà di aggiornare ora dopo ora il vostro parco mosse. Il risultato sarà il raggiungimento di un dinamismo estremo, grazie a cui potrete vivere gli scontri in modo veloce, concitato e senza alcuna pesantezza.
Il sistema di parate perfette funziona similmente a quello di Sekiro: non basta una singola parata per sbilanciare il nemico ma, in base alla sua coriaceità, richiederà una serie più o meno consistente di parate perfette. La differenza col titolo di From, sta nel fatto che grazie al sistema implementato da Shift Up, in Stellar Blade avrete contezza effettiva di quante parate serviranno, un numero preciso e irrefregabile. Un ottimo hint visivo che potrebbe aiutare i giocatori meno esperti a capire le dinamiche di uno scontro e, d’altronde, la cosa non stupisce: Shift Up dimostra grande sensibilità anche attraverso una serie di opzioni di accessibilità, addirittura aumentate nella versione Switch 2, che rendono il titolo giocabile da una vastissima platea.
C’è del gun play che, molto semplicemente, è facilmente dimenticabile di per sé, ma che potrebbe mettervi voglia di sperimentare nuove tattiche di approccio agli scontri, soprattutto durante “orde” che si possono dover affrontare di tanto in tanto esplorando la mappa. In questo, un gran lavoro la fanno anche i gadget, che permettono di dare agli scontri una dimensione un pochino più tattica, sebbene non si tratti del vero core, che rimane il sistema di combattimento corpo a corpo, l’aspetto sicuramente migliore e più soddisfacente di tutto il gioco.
Non avrete stamina di cui tenere conto, potrete fare affidamento su vari sistemi di cura e riposare ai vari checkpoint sparsi per la mappa, all’interno dei quali potrete anche potenziare il vostro equipaggiamento. C’è tutto quello che serve per rendere il gameplay il vero e rapido fulcro dell’esperienza.
LA FINE DEL MONDO PARLA IL GRECO ANTICO
Da ex studente di un Liceo classico, più volte nella vita ho sentito “ma vedrai che studiare il greco antico ti aiuterà in più cose di quante immagini nella vita” e, col senno del poi, avevano ragione: grazie alle ore passate tra GI e Rocci, mi è stato possibile giocare agilmente Stellar Blade. O meglio, riuscire a risolvere più facilmente gli “enigmi”. O anche solo capire qualche gioco di parole, come per esempio il fatto che il personaggio “Tachi” fosse chiamata così perché è veloce… Ταχύς… vabè, parliamo della storia.
La trama di Stellar Blade, assieme alla sua narrazione, rappresentano sicuramente i punti più trascurabili. EVE, la nostra protagonista, è un’esponente di un movimento di liberazione della Terra, invasa ormai da decenni dai Naytiba, creature enormi e mostruose che ammazzano e fanno ammazzare, per citare Mariano Giusti.

Ovviamente non mancheranno colpi di scena, rivolti di medaglie, tradimenti e conflitti. Il problema principale non è tanto ciò che viene raccontato ma il modo in cui ciò avviene. Una storia banale non è garanzia di fallimento, anzi: spesso può rappresentare un’opportunità dato che funge da specchietto per le allodole per chi pensa “ma tutto qui” e poi si ritrova con la bocca spalancata, grazie a questo o quell’espediente narrativo. In Stellar Blade invece… è tutto qui.
Tutto è molto prevedibile, tutto è molto in linea con le aspettative. Nonostante questo, il gioco prova continuamente a farci percepire il mondo come vivo e costellato di contraddizioni, il tutto tramite locandine da leggere in giro, documenti di soldati morti e varie altre interazioni. Pare si cerchi di seguire quel modello che su Lies of P ha rappresentato la parte più interessante dell’esperienza, non riuscendo mai a dare spessore alle vicende e ai protagonisti di queste.
Ecco, i protagonisti: delle sagome di cartone. Inconsistenti, vuoti, stereotipati e scontati. Una scrittura piatta, a partire dalla nostra EVE di cui potremo decidere parzialmente l’orientamento morale, ma che per il resto mantiene una linea comportamentale dall’inizio alla fine senza vere evoluzioni. Non aiutano le cutscene di dialogo, spesso fatte da poche inquadrature e alcuni flashback inseriti in modo forzoso e che cercano di tappare tutti quei buchi che i vari “o’ dimo” di borisiana memoria fanno emergere.
Insomma, non è un gioco che consiglierei mai per la storia, che potrebbe davvero essere interessante se sfruttata a dovere, magari in un sequel o prequel, con approfondimenti più interessanti e puntuali relativamente alle varie fazioni che compongono l’universo politico di Stellar Blade.
Non aiuta il sistema di quest, che ancora, pare avere tutte le buone intenzioni di raccontare storie tangibili ma che si traduce in fetch quest irritanti e parecchio dispersive, dato che i materiali da raccogliere saranno spesso sparsi per il mondo di gioco e richiederanno un andirivieni tra i checkpoint.
DECADENZA DI PLASTICA
Stellar Blade si impone di voler raccontare un mondo decaduto, popolato di sopravvissuti, che grazie a uno sviluppo tecnologico incredibile riescono ancora ad arrancare e a conservare la speranza, una speranza intrisa di spiritualità, fede e abnegazione per una causa.
Tutto ciò però, anche artisticamente, non riesce mai a brillare. Il più grande problema, a mio parere, sta negli ambienti: Stellar Blade decide di seguire una strada ibrida di costruzione del mondo di gioco, con zone più open che si alternano a corridoi obbligatori, istanze di combattimento che creano delle arene artificiali (e non quelle dei boss) da cui non si può fuggire finché non si completano tutte le orde o si muore.

Ambienti che, soprattutto nella macroscopia visiva che offrono, risultano abbastanza anonimi. Raramente, nel corso delle 25-30 ore ci sono guizzi visivi interessanti e anche quando sembra esserci qualcosa che potrebbe attirare la nostra attenzione, il più delle volte si rivela essere un semplice asset senza una ragion d’essere lì. Non si percepisce mai realmente l’aria acre che si dovrebbe respirare in un mondo in cui l’apocalisse è ancora in corso, in cui si lotta per ogni metro di terra, in cui ci si nasconde e si sta sul chi-va-là costantemente.
Tutto appare piatto, di plastica, senza profondità. Nemmeno la musica aiuta in questo senso, dato che nonostante sia qualitativamente apprezzabile (mi viene voglia di ascoltarla anche nella vita di tutti i giorni, pensate), all’interno del contesto ludico di Stellar Blade è un po’ un cavolo a merenda. Un vero peccato, per un gioco che avrebbe potuto attingere a piene mani da decenni di opere Sci-Fi/cyberpunk, integrando elementi molto più incisivi e, magari, “sporcando” un po’ quelli già presenti così da renderli più realistici e immersivi. Peccato.
COME GIRA SU SWTICH 2?
Ma quindi, vale la pena acquistare la versione Switch 2 di Stellar Blade? Beh, se ne siete appassionati, potrebbe farvi sicuramente piacere avere questa versione, che oltre al gioco vi offre tutta un serie di contenuti aggiuntivi ed estetici davvero carini.
MA. Il “ma” da tenere a mente è che il lavoro fatto, in termini di ottimizzazione, non è sicuramente il modo migliore che esiste sul mercato per fruire dell’opera di Shift Up. Nonostante la comodità che è stata ricercata, nella disposizione dei tasti e nelle opzioni di accessibilità calibrate alle esigenze della console di casa Nintendo, i limiti tecnici, gli artefatti grafici, drastici cali di frame, la risicata distanza di campo che genera low framing delle figure più distanti vanno sicuramente a togliere immersività all’esperienza generale.
Però c’è la modalità foto… Boh, magari vi interessa. In più, per le sessioni di shooting, sarà possibile sfruttare il giroscopio integrato. Per il resto, si sarebbe forse potuto fare un po’ meglio, nei limiti di quanto l’infrastruttura di Switch 2 consenta.