Dixit in mostra alla Play di Bologna 2026

Dixit in mostra alla Play Bologna 2026 per immaginare la città dei sogni

In occasione della Play di Bologna del 2026, GLHF è stata ospite dell’editore di giochi da tavolo Asmodee e dello spazio espositivo Adiacenze con un appuntamento di Venerdì 22 maggio che ha unito gioco, arte e partecipazione: il celebre gioco da tavolo Dixit si è trasformato in uno strumento creativo e collettivo per pensare la propria “città dei sogni” come parte del programma di mostre CLOSER – Becoming the City, una rassegna in opera a Bologna fino a luglio.

Per l’occasione, Adiacenze ha riattivato il Padiglione Esprit Nouveau di Le Corbuisier, in occasione del centenario del progetto originale dell’artista: una struttura che è diventata un luogo di riflessione sulle pratiche dell’abitare contemporaneo e sulle relazioni urbane attraverso arti visive, performance, workshop e incontri dedicati allo spazio comune, tutto allo scopo di esplorare nuove forme di co-abitazione e di partecipazione civica.

Dixit: il gioco che rende partecipi con la creatività

Scatola e materiali di gioco di Dixit

Se finora avete vissuto in una caverna e non sapete cosa sia Dixit, provo a spiegarvelo in poche parole: è un gioco di carte illustrato e narrativo in cui i giocatori usano le sue immagini evocative per raccontare e indovinare parole, frasi o storie: a ogni turno un giocatore assume il ruolo di narratore, sceglie segretamente una carta dalla propria mano e fornisce un indizio che richiami quell’immagine; gli altri giocatori scelgono dalla loro mano una carta che meglio si abbina all’indizio, e tutte le carte scelte vengono mescolate e poi rivelate. Infine, si vota segretamente quale carta si pensi sia quella del narratore, con un sistema di punteggio che incentiva indizi né troppo ovvi né troppo oscuri (se tutti indovinano la carta del narratore, o se nessuno la indovina, il narratore non riceve punti).

Durante la conferenza stampa, dopo i convenevoli legati alla presentazione di CLOSER e della partecipazione di Asmodee, si è parlato principalmente del ruolo di Dixit, un gioco – e quindi un linguaggio – capace di attivare l’immaginazione attraverso l’interpretazione personale e la partecipazione collettiva. L’incontro ha visto la partecipazione della Dott.ssa Chiara Coci, neuropsichiatra dell’infanzia e dell’adolescenza al Policlinico di Milano, la quale ha approfondito le potenzialità di Dixit in ambiti che esulano dall’intrattenimento nudo e crudo, in particolare nel suo campo professionale, ovvero quello terapeutico. Non è un caso, infatti, che Jean-Louis Roubira, autore del gioco, fosse uno psichiatra.

Laboratorio sui sogni di Dixit alla Play 2026 di Bologna

Successivamente l’artista e performer Daniele Catalli, che con il programma di Adiacenze ha avuto lungo la giornata anche altri eventi, ci ha mostrato in anteprima il risultato di un’attività laboratoriale che ha tenuto il giorno successivo alla PLAY: la produzione di disegni per nuove carte di Dixit, basati suoi sogni notturni dei partecipanti, così da trasformare le proprie narrazioni intime in materiale visivo condivisibile.

La location del Padiglione Esprit Nouveau, in ogni caso, non è stata una scelta casuale: la sua storia come modello abitativo ed espositivo ha reso questo uno spazio perfetto come input per interrogarci su come viviamo oggi le città e su quali visioni di futuro possiamo fare brainstorming in maniera collettiva. E Asmodee e Adiacenze hanno scelto di farci rispondere proprio con le carte di Dixit a delle domande poste su un muro.

Cos’è un’idea?

Carte di Dixit alla Play 2026 di Bologna
La carta che ho affisso al muro è la seconda della seconda riga, quella col bambino contro il drago.

Ho voluto condividere la mia idea su cosa sia un’idea usando la mia quotidianità: lavorare con GDR, giochi da tavolo e videogiochi comporta spesso immaginare draghi e mostri da sconfiggere, ovvero giocare con l’immaginazione. Avere un’idea è proprio questo per me, ovvero tornare bambini e immaginarsi in un’avventura.

Dov’è casa?

Carte di Dixit alla Play 2026 di Bologna
La carta che ho affisso al muro è la seconda della seconda riga, quella con la donna addormentata.

La carta che ho scelto per rispondere a questa domanda, per me, ha una doppia valenza: una donna addormentata sul mare, mi dà l’impressione di Parthenope, la sirena da cui Napoli – il mio territorio – prende origine. Ma quell’espressione dormiente, quasi come se fosse cullata dalle onde del mare, dice tanto anche sulla mia interiorità, sul mio modo personale di trovare il mio posto nel mondo: casa è dove trovo la mia serenità.

Com’è la città dei sogni?

Carte di Dixit alla Play 2026 di Bologna
La carta che ho affisso al muro è l’ultima nell’angolo destro in basso, quella con le gocce d’acqua.

La carta che ho scelto mi fa immaginare ogni città come una bolla ecosostenibile, un’ecosistema a sé stante in grado di non farti desiderare nient’altro al di fuori di sé: non c’è bisogno di fuggire alla ricerca di altre opportunità quando la tua stessa città può garantirti la qualità della vita e tutte le opportunità per realizzarti (Magari fosse davvero così).

PR Specialist di GLHF e Direttore Creativo di Roll!Fest - Il Festival del Gioco di Ruolo. Ex di Pokémon Millennium e Player.it. Accumulatore seriale di giochi e videogiochi di ogni tipo, cerca sempre di provare qualunque cosa gli capiti sotto mano.