Call of Duty Modern Warfare 4

La nostra recensione di Call of Duty: Modern Warfare 4: ci voleva così tanto?

Dopo anni di titoli traballanti, Infinity Ward tira fuori dal cilindro il titolo della saga più centrato degli ultimi anni, offrendo un pacchetto di contenuti che farà contenti tutti i tipi di giocatori. La beta mi aveva lasciato buone impressioni (ve ne parlavo qui) e ora ho finalmente potuto mettere le mani sulla versione completa di Modern Warfare 4, grazie a un codice fornito da Activision. La curiosità era tanta, soprattutto per scoprire se il gioco fosse riuscito a confermare le sensazioni lasciate dalla prova e, soprattutto, se le premesse di un possibile ritorno alle origini si fossero tradotte in qualcosa di concreto.

La risposta è in buona parte positiva. Pur con qualche inciampo, questo nuovo capitolo riesce a dare il meglio di sé proponendo tre modalità ben distinte: una campagna cruda e cinematografica, un multiplayer che abbandona l’Omnimovement per tornare a un sistema di movimento più tradizionale e il ritorno di DMZ, la modalità a estrazione che questa volta vuole essere molto più di un semplice contenuto aggiuntivo.

Fra tutto questo non dobbiamo dimenticare che Modern Warfare 4 è il primo episodio della serie a lasciarsi definitivamente alle spalle PlayStation 4 e Xbox One, abbracciando esclusivamente l’attuale generazione di console; passaggio avvenuto sicuramente con qualche anno di ritardo ma che ha aumentato, per forza di cose, ancora di più le aspettative.

Ma al di là di questo e delle ambizioni di questo nuovo capitolo, la vera domanda è un’altra: l’idea di tornare a una formula più tradizionale è sufficiente a restituire alla serie lo smalto di un tempo? Dopo aver esplorato a fondo le diverse modalità, è arrivato il momento di tirare le somme.

Una campagna che tiene incollati e che corre, a volte troppo

Call of duty modern warfare 4 recensione

Partiamo parlando dell’espressione single player di questo Modern Warfare 4, che non perde tempo in convenevoli e catapulta immediatamente il giocatore nel cuore del conflitto, aprendosi con l’invasione della Corea del Sud da parte delle forze nordcoreane. A vivere in prima persona il caos delle prime ore di guerra è Park, un giovane soldato coinvolto in una guerriglia urbana tanto intensa quanto spettacolare, che mette subito in chiaro le intenzioni degli sviluppatori: confezionare un’esperienza dal taglio fortemente cinematografico, capace di mantenere alta la tensione dall’inizio alla fine.

È proprio questa impostazione a fare da filo conduttore alle sedici missioni che compongono la campagna, caratterizzata da un ritmo serrato, continui cambi di scenario e sequenze d’azione degne dei migliori blockbuster hollywoodiani. Modern Warfare 4 conosce bene il linguaggio della serie e lo sfrutta con mestiere, affidandosi a un’ottima regia e a situazioni studiate per far sentire il giocatore costantemente nel vivo del conflitto.

Sul piano narrativo, il ritorno di nomi come Price, Ghost, Shepherd e della Task Force 141 non può che stuzzicare il cuoricino dei fan di lunga data, mantenendo vivo e pulsante il legame con l’eredità della saga. A convincere maggiormente, però, è la scelta di affiancare ai volti storici una nuova generazione di soldati, meno esperti e soprattutto privi di quell’aura di invulnerabilità che da sempre accompagna i protagonisti più iconici del franchise. Attraverso gli occhi di Park e dei suoi compagni, infatti, il conflitto assume una dimensione più umana, lasciando spazio alla paura, alla fragilità e al senso di impotenza di chi si ritrova improvvisamente coinvolto in una guerra più grande di lui. Una prospettiva che rende alcuni passaggi particolarmente efficaci, dando maggiore peso anche ai momenti più drammatici.

Peccato che questa sensibilità non venga mantenuta con la stessa convinzione lungo tutto il racconto. Quando la vicenda allarga i propri orizzonti, intrecciando complotti, tensioni geopolitiche e minacce su scala globale, la scrittura finisce per rifugiarsi in dinamiche decisamente più convenzionali: la trama non manca certo di ambizione, ma si affida fin troppo spesso a cliché già ampiamente esplorati dalla serie, senza riuscire sempre a valorizzare i personaggi o a dare il giusto respiro agli snodi più importanti. Anche il ritmo incessante, per quanto funzionale allo spettacolo, presenta il conto: alcuni sviluppi risultano frettolosi e il finale arriva prima che tutte le vicende abbiano avuto il tempo necessario per lasciare davvero il segno.

Missioni e linearità: limite o punto di forza?

Call of Duty Modern Warfare 4 recensione

Se la narrazione alterna momenti epici ad altri meno riusciti, è soprattutto nella costruzione delle missioni che Modern Warfare 4 mostra il meglio di sé. La varietà rappresenta infatti uno dei principali punti di forza della campagna, che evita di ridursi a una semplice successione di sparatorie grazie a un’alternanza ben studiata di situazioni e approcci. Agli scontri a piedi si affiancano sezioni a bordo di veicoli, operazioni di infiltrazione, incursioni notturne e inseguimenti sui tetti degni di un film di 007.

A distinguersi è soprattutto Stranded, una missione ambientata nel cuore della Corea del Nord che concede al giocatore una libertà d’azione raramente vista nella storia della saga. Ci si ritrova infatti all’interno di una mappa più ampia, nella quale è possibile decidere come muoversi, quali presidi affrontare e in che ordine raggiungere i diversi obiettivi, sfruttando anche la possibilità di spostarsi attraverso il viaggio rapido. Una parentesi quasi fuori contesto rispetto al resto dell’avventura, ma che ho particolarmente apprezzato proprio perché capace di offrire una boccata d’aria fresca rispetto all’estrema linearità delle altre missioni.

Questa linearità, per quanto funzionale alla spettacolarità dell’azione, durante la campagna finisce per diventare soffocante: la volontà di accompagnare costantemente il giocatore lungo un percorso prestabilito sfocia infatti in situazioni piuttosto frustranti, nelle quali basta allontanarsi anche di pochissimo dalla direzione prevista dagli sviluppatori per incappare in un game over o essere rispediti al checkpoint. Tale rigidità mal si concilia con l’intensità degli scontri, portando alla rottura dell’immedesimazione del giocatore.

A completare il quadro c’è una durata complessiva piuttosto contenuta (l’ho completata in 7 ore), conseguenza di una campagna che preferisce mantenere il piede sull’acceleratore piuttosto che concedersi tempi morti o missioni riempitive. Una scelta comprensibile, ma che lascia comunque la sensazione che alcuni personaggi e sviluppi narrativi avrebbero meritato maggiore spazio. Soprattutto per chi acquista Modern Warfare 4 principalmente per la componente single player, la brevità dell’avventura potrebbe quindi far storcere un po’ il naso.

Multiplayer: più lento, più bello, più camper ma non tutto funziona

Call of Duty Modern Warfare 4 Recensione

Il multiplayer di Call of Duty: Modern Warfare 4 resta fedele alla formula che Infinity Ward ci aveva già mostrato durante la beta, abbandonando definitivamente l’omnimovement in favore di un gameplay più pesante e meno frenetico, senza comunque rinunciare alla possibilità di scivolare, scavalcare ostacoli e mantenere un buon controllo del proprio personaggio.

La sensazione di solidità nei movimenti è costante, quasi traumatica se confrontata con quella degli ultimi capitoli, tanto da richiedere un certo periodo di adattamento per evitare di rimanere troppo statici durante gli scontri. Proprio questo cambio di ritmo, però, porta con sé alcune conseguenze che, nel corso delle lunghe sessioni multiplayer affrontate per questa recensione, ho trovato particolarmente frustranti; mi è capitato fin troppo spesso, infatti, di imbattermi in nemici appostati in punti strategici della mappa, pronti a eliminare chiunque passasse dalle loro parti. Nulla di nuovo, direte voi, ma dopo oltre 2.000 ore trascorse tra Black Ops 6 e Black Ops 7 posso affermare tranquillamente che, almeno per quanto riguarda la mia esperienza, l’abuso di determinati spot da camper risulta qui decisamente più accentuato rispetto al passato.

A compensare questa maggiore staticità ci pensa fortunatamente un gunplay fenomenale, probabilmente uno degli aspetti più riusciti dell’intera esperienza. Sparare è una vera goduria, con ogni colpo che restituisce una sensazione di peso e consistenza estremamente appagante, sposandosi alla perfezione con la filosofia più ragionata e meno frenetica che caratterizza il gameplay. A convincermi meno è invece il TTK (Time to Kill), che rispetto alla beta mi è sembrato ulteriormente aumentato, forse persino troppo, anche se in questo caso non riesco a determinare quanto sia voluto e quanto dipenda dal desync dei colpi che è una cosa che, purtroppo, ho notato regolarmente. In più di un’occasione mi è capitato di interrompere il fuoco convinto di aver già eliminato l’avversario, salvo poi rendermi conto che fosse ancora vivo. La sensazione, insomma, è che sotto questo aspetto ci sia bisogno di un’aggiustatina generale.

Non solo il TTK e il desync, gli spawn non sono sempre impeccabili e gli scavalcamenti continuano a rappresentare uno degli aspetti più problematici del sistema di movimento. Dopo averne già evidenziato le criticità durante la beta, mi aspettavo infatti dei miglioramenti che, purtroppo, non sono arrivati. Le animazioni risultano ancora grezze e poco fluide, quasi scollegate dal resto delle meccaniche di movement. Anche solo entrare in una finestra è il più delle volte un’operazione complicata con il personaggio che si ostina a saltare contro il muro, fermandosi a metà della sua altezza.

Decisamente più convincente è invece il comparto audio, che mostra evidenti miglioramenti non soltanto rispetto alla beta, ma anche in confronto agli ultimi capitoli della serie. Passi e scivolate risultano finalmente ben distinguibili, permettendo di individuare con maggiore precisione gli spostamenti degli avversari. Peccato solo che, come al solito, tutto questo lavoro venga in buona parte vanificato dalla specialità Ninja, che una volta equipaggiata riduce praticamente a zero i rumori prodotti dal proprio personaggio: un potere esageratamente forte che risulta sbilanciato nel pratico, permettendo ai giocatori di diventare sostanzialmente invisibili sulla mappa e trasformando la specialità in un must have per praticamente ogni preset. 

Una soluzione più equilibrata, capace di attenuare i rumori senza eliminarli quasi completamente, avrebbe probabilmente valorizzato meglio sia il lavoro svolto sull’audio sia la componente tattica che questo Modern Warfare 4 cerca di mettere al centro della propria esperienza multiplayer.

Armi, classi, perks ed equipaggiamento

Call of Duty Modern Warfare 4 Recensione

Sul fronte dell’arsenale, Modern Warfare 4 mette a disposizione una selezione piuttosto ricca, composta da 24 armi primarie, suddivise tra fucili d’assalto, mitragliette, shotgun, mitragliatrici leggere, fucili tattici e fucili di precisione, alle quali si aggiungono 8 armi secondarie, tra pistole e lanciatori, e il coltello FSS Carbon Edge 1095, attualmente unica arma da mischia disponibile.

A rendere il tutto ancora più interessante è un sistema di personalizzazione particolarmente profondo, che permette di equipaggiare ogni arma con cinque accessori tradizionali e uno slot aggiuntivo dedicato all’accessorio Apex. Quest’ultimo è unico per ogni arma e introduce un effetto speciale specifico (un lanciagranate, una scossa che disattiva i sistemi elettrici etc), aggiungendo un ulteriore livello strategico alla costruzione del proprio equipaggiamento.

Un’altra novità che ho particolarmente apprezzato riguarda la gestione degli sblocchi, ora decisamente più immediata e meno macchinosa rispetto al passato. Gli accessori, infatti, non sono più vincolati al livello della singola arma: una volta sbloccati, diventano automaticamente disponibili per tutte quelle compatibili, anche se ancora ai primi livelli. A questo si aggiunge un sistema di progressione che tiene conto dell’esperienza accumulata con qualsiasi arma utilizzata, comprese quelle raccolte durante le partite, rendendo la crescita dell’equipaggiamento più semplice, uniforme e meno ripetitiva.

La libertà di personalizzazione non si ferma naturalmente alle armi, ma coinvolge l’intera costruzione delle classi. È possibile crearne fino a dodici, combinando armi, operatori, equipaggiamento, specialità e serie di uccisioni per adattare il proprio stile di gioco alle diverse situazioni che possono presentarsi durante una partita.

Classica la gestione dei perk, suddivisi in tre categorie non intercambiabili, una scelta pensata per limitare la creazione di combinazioni eccessivamente potenti e mantenere un maggiore equilibrio tra gli equipaggiamenti. Le serie di uccisioni, invece, possono essere ottenute sia attraverso le eliminazioni sia accumulando punti, eliminando di fatto la necessità di scegliere tra le due modalità di progressione.

A completare il sistema troviamo naturalmente il Prestigio, immancabile appuntamento per chi ama dedicare decine e decine di ore al multiplayer di Call of Duty. Una volta raggiunto il livello massimo sarà possibile scegliere tra due percorsi differenti: Classico e Regolare. Il primo ripropone la formula tradizionale, azzerando gli sblocchi ottenuti fino a quel momento e costringendo a ricominciare da capo, mentre il secondo permette di ripartire dal livello 1 conservando tutti i progressi già acquisiti.

Mappe e modalità con un pizzico di Battlefield

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Al lancio, Modern Warfare 4 mette sul piatto un’offerta multiplayer piuttosto ricca, con 12 mappe dedicate agli scontri 6v6, tutte ambientate in scenari già visitati durante la campagna, alle quali si aggiungono 3 mappe per Avamposto di Battaglia e 4 per Scontro e la nuova modalità Kill Block. Un pacchetto che, almeno sulla carta, offre una buona varietà di ambientazioni e situazioni, accompagnato da una selezione di modalità capace di affiancare alle formule più tradizionali alcune novità decisamente interessanti.

Accanto agli immancabili Deathmatch a Squadre e Postazione, ormai veri e propri pilastri della serie, troviamo infatti diverse varianti che cercano di dare una ventata d’aria fresca all’esperienza. Tra queste torna Corsa al denaro, già disponibile durante la beta, che riprende il funzionamento di Uccisione Confermata sostituendo le classiche piastrine con del denaro da raccogliere. La particolarità sta nel fatto che il giocatore con la somma più alta viene segnalato sulla mappa, diventando automaticamente un bersaglio da proteggere per la propria squadra. Una modifica semplice, ma capace di aggiungere un pizzico di strategia a una formula già ampiamente collaudata.

Decisamente più interessante è Rischio Calcolato, una reinterpretazione di Cerca e Distruggi nella quale ogni giocatore inizia la partita armato soltanto della propria pistola d’ordinanza. Le eliminazioni e il completamento degli obiettivi permettono di guadagnare denaro da investire nell’acquisto di armi, perk ed equipaggiamento, introducendo una componente gestionale che cambia sensibilmente l’approccio agli scontri. Personalmente l’ho trovata una delle aggiunte più riuscite del pacchetto, grazie a un equilibrio convincente e a una profondità strategica che premia non soltanto l’abilità individuale, ma anche la coordinazione della squadra. Scegliere cosa acquistare e soprattutto quando farlo diventa infatti fondamentale per costruire un vantaggio sugli avversari.

Meno convincente, almeno per quanto mi riguarda, è invece Prima Linea, una modalità 6v6 nella quale ogni squadra dispone di un punto di respawn fisso all’interno della propria base, mentre le eliminazioni effettuate in prossimità di quella avversaria garantiscono un punteggio maggiore. Un’impostazione che, pur cercando di incentivare l’avanzamento verso il territorio nemico, nelle mie partite ha finito per accentuare ulteriormente uno dei problemi già evidenziati parlando del gameplay: la scarsa mobilità di una parte dei giocatori. La presenza di avversari costantemente appostati in posizioni strategiche mi è sembrata ancora più marcata, rendendo gli scontri spesso troppo statici.

Tra le novità più particolari spicca poi Kill Block, che propone scontri 3v3 o 10v10 con equipaggiamenti casuali e una sola vita a disposizione per round. A rendere il tutto più imprevedibile è soprattutto la struttura della mappa, che cambia configurazione ogni due round, dando vita a centinaia di possibili combinazioni. Coperture, percorsi e linee di tiro vengono così modificati continuamente, costringendo i giocatori ad adattarsi non soltanto a un arsenale sempre diverso, ma anche a un campo di battaglia in costante evoluzione.

La novità più importante rispetto alla beta è però Avamposto Terrestre, una modalità su larga scala che porta gli scontri fino a 32 giocatori contro 32 all’interno di mappe decisamente più estese rispetto a quelle tradizionali. L’obiettivo è conquistare e mantenere il controllo di diversi punti strategici, che fungono anche da zone di respawn, accumulando nel frattempo punteggio utile a potenziare l’arsenale della propria squadra. Un sistema di gioco che è praticamente il cugino di Conquista di Battlefield e che però al momento risulta veramente poco popolata dai giocatori.

A completare il quadro troviamo infine un sistema di progressione condiviso tra multiplayer e DMZ, che permette di accumulare livelli, esperienza delle armi e progressi del Battle Pass indipendentemente dalla modalità scelta. Anche le mimetiche seguono un percorso comune tra le esperienze competitive e Warzone, che entrerà a far parte dell’ecosistema con l’arrivo della Stagione 1, previsto per il 6 novembre. Una soluzione che rende più omogenea la progressione complessiva e che testimonia ancora di più quando ogni singolo pezzo della scacchiera di Modern Warfare 4 sia stato pensato e integrato accuratamente.

DMZ, ci sei mancata!

Call of Duty Modern Warfare 4 recensione

Quando sono venuto a conoscenza del ritorno di DMZ non ho potuto che esserne felicissimo. Ricordo bene le tantissime ore trascorse nel 2022 insieme al mio team, quando la modalità debuttò in beta come costola gratuita di Warzone. Un’esperienza che ci aveva conquistati al punto da farci chiedere più volte, nel corso degli anni, perché Activision avesse deciso di accantonare un progetto con così tanto potenziale e una longevità potenzialmente infinita. E finalmente, dopo tanta attesa, DMZ torna in Call of Duty, questa volta con un ruolo decisamente più importante, diventando di fatto la terza colonna portante del pacchetto contenutistico di Modern Warfare 4, accanto alla campagna e al multiplayer.

Ma, prima di iniziare a parlarne del dettaglio, cos’è DMZ? DMZ è una modalità extraction shooter PvPvE estremamente strategica e punitiva, nella quale ogni scelta può fare la differenza e in cui morire significa perdere tutto l’equipaggiamento trasportato e dover pagare per recuperare il proprio operatore disperso in azione. Una penalità oltretutto che diventa ancora più pesante man mano che si sviluppa il personaggio, visto che il costo del recupero aumenta insieme alla sua progressione. Tradotto: più si diventa forti e meglio equipaggiati, più cresce la paura e la tensione di poter perdere tutto.

Collateralmente è presente una progressione persistente, che permette di sviluppare sia il proprio quartier generale sia gli operatori utilizzati. La base operativa può raggiungere il livello DMZ 70, sbloccando progressivamente nuove strutture e funzionalità grazie alle risorse recuperate durante le spedizioni. Tra queste troviamo il Venditore, l’Armaiolo e una stampante 3D per ricreare gli equipaggiamenti ottenuti sul campo e ampliare le proprie possibilità di scorta e arsenale. Ogni operatore dispone inoltre di tre percorsi di crescita dedicati a combattimento, ricognizione e sopravvivenza, dando la possibilità di specializzarli in base al proprio stile di gioco e alle necessità della squadra.

Call of Duty Modern Warfare 4 Recensione

È un sistema che funziona particolarmente bene perché riesce a dare uno scopo anche alle incursioni più semplici. Ogni risorsa recuperata può contribuire a migliorare la propria preparazione, mentre ogni nuovo potenziamento invoglia ad affrontare sfide sempre più impegnative. Si crea così un ciclo di gioco estremamente coinvolgente, nel quale la voglia di migliorare il proprio equipaggiamento e la propria base si scontra continuamente con il timore di perdere quanto ottenuto.

L’azione si svolge nella zona demilitarizzata di Hajin, una vasta regione al confine tra le due Coree devastata dagli eventi raccontati nella campagna. La mappa rappresenta senza dubbio uno degli aspetti più riusciti dell’esperienza, grazie a un’ottima varietà di ambientazioni che spaziano da piccoli villaggi e avamposti militari fino a bunker sotterranei, reattori nucleari e aree densamente urbanizzate come Hajin City. Un territorio che invita continuamente all’esplorazione e che può essere attraversato a piedi oppure sfruttando i numerosi mezzi disponibili, tra elicotteri, gommoni, camion e veicoli blindati.

Una volta scelti operatore, obiettivi ed equipaggiamento, si può scendere in campo da soli o in gruppi di 3, per affrontare le missioni storia, che approfondiscono le vicende della campagna con operazioni più strutturate, dedicarsi agli incarichi dinamici oppure entrare nella mappa senza obiettivi particolari, concentrandosi esclusivamente sul recupero di risorse e materiali.

Le attività disponibili sono numerose e spaziano dall’eliminazione di bersagli di alto valore alla distruzione di avamposti nemici, passando per il recupero di rifornimenti e progetti utili a migliorare il proprio arsenale. Il punto di forza, però, non è tanto la quantità di cose da fare, quanto la possibilità di affrontarle secondo le proprie preferenze, senza essere costretti a seguire un percorso prestabilito.
Oltre alle altre squadre di giocatori, la regione è popolata da soldati controllati dall’intelligenza artificiale, distribuiti in zone caratterizzate da livelli di minaccia che vanno da Basso a Estremo. Più si rimane coinvolti negli scontri e più la situazione tende a peggiorare, con nemici progressivamente più numerosi, aggressivi e meglio equipaggiati. Nei casi più estremi entrano in azione persino unità specializzate incaricate di eliminare il gruppo, mentre tenenti e comandanti rappresentano avversari particolarmente impegnativi per via delle loro armature resistenti e delle armi estremamente letali.

Per quanto questi incontri riescano a mettere sotto pressione, sono soprattutto gli altri giocatori a rappresentare la vera variabile impazzita di DMZ. Si può provare a collaborare sfruttando la chat di prossimità, stringere alleanze temporanee oppure ritrovarsi improvvisamente coinvolti in una sparatoria. E per chi preferisce affrontare apertamente gli altri operatori entra in gioco anche il sistema delle taglie, che aumenta la notorietà di chi accumula eliminazioni fino a renderlo Ricercato, attirando così l’attenzione dei cacciatori di ricompense.

Il risultato finale è che non ci si sente praticamente mai al sicuro, nemmeno dopo aver ripulito completamente una zona dai nemici. Il culmine della tensione si ha durante la fase di estrazione, quando, dopo circa venti minuti dall’inizio dell’incursione, una tempesta radioattiva comincia a espandersi progressivamente sulla mappa, costringendo a raggiungere uno dei punti di evacuazione. Qui bisogna richiamare un elicottero e attendere il suo arrivo, con la consapevolezza che il fumo verde utilizzato per segnalare la posizione è perfettamente visibile anche dalle altre squadre.

Una modalità insomma piena e ben centrata che scopre il fianco solo a piccole criticità piuttosto fastidiose. L’intelligenza artificiale nemica, ad esempio, non sempre si dimostra particolarmente brillante e tende spesso a compensare i propri limiti attraverso la superiorità numerica e la resistenza degli avversari, piuttosto che con comportamenti realmente convincenti.

Anche gli spostamenti a bordo dei veicoli avrebbero bisogno di qualche ritocco. Ho trovato infatti eccessiva la quantità di piante e piccoli elementi ambientali indistruttibili che finiscono per ostacolare continuamente la guida, rendendola decisamente meno fluida rispetto a quanto siamo abituati a vedere in Warzone. A questo si aggiunge un’interfaccia non sempre chiarissima, soprattutto per quanto riguarda le icone degli oggetti da saccheggiare, spesso così piccole da risultare quasi invisibili e rendere inutilmente macchinosa la raccolta del bottino.

Sono difetti che meriterebbero sicuramente maggiore attenzione, ma che fortunatamente non compromettono la bontà dell’esperienza. DMZ è tornata ed è più splendente che mai.

Tecnicamente ineccepibile ma il download…

Ho giocato il titolo su Playstation 5 Pro e su monitor LG-27GP950-B a 120hz con VRR attivo e non sono venuto a contatto col minimo inciampo sia per quanto riguarda il frame rate che per bug o crash ricorrenti.

L’abbandono delle console di vecchia generazione ha sicuramente giovato a Modern Warfare 4, soprattutto in termini di velocità dei caricamenti, sensibilmente ridotti rispetto a quelli a cui eravamo abituati fino allo scorso capitolo. Quello che invece continua a risultare francamente inaccettabile è l’insistenza con cui Activision cerca di riunire ogni nuovo titolo all’interno dell’enorme hub di Call of Duty. 
Una scelta che genera soltanto confusione nella gestione dei numerosi pacchetti da scaricare, compresi quelli dei capitoli precedenti, i cui download spesso si avviano automaticamente senza essere richiesti. Il tutto senza dimenticare l’ormai cronico problema dello spazio di archiviazione, con installazioni che finiscono puntualmente per superare di gran lunga i 200 GB, occupando una porzione sempre più importante della memoria delle nostre console.

La recensione

8
8
Grafica
8.5
Sonoro
8
Gameplay
8.5
Longevità

Riepilogo

Alla fine, giudicare Call of Duty: Modern Warfare 4 è un’operazione più complessa del previsto perché, quando si ha l'amaro in bocca da troppo tempo, c'è il rischio di lasciarsi prendere dall’entusiasmo al primo sentore di dolcezza, andando poi ad esaltare anche ciò che dovrebbe rappresentare la normalità. Di certo è uno dei migliori capitoli della saga degli ultimi anni che riesce a fare bene tutto, o quasi, quello che propone. Infinity Ward ha confezionato un pacchetto ricco e convincente, capace di recuperare il meglio della serie senza rinunciare a osare. Una campagna registicamente spettacolare, un multiplayer che ancora deve raggiungere maturazione e il graditissimo ritorno di DMZ rendono l’esperienza finalmente davvero degna di nota, specie se il tutto sarà supportato post lancio. Finalmente Call of Duty! Ma, davvero ci voleva così tanto? Io dico di no.

Nato nel villaggio dei maghi neri di Final Fantasy IX e residente al Santuario del legame del Fuoco di Dark Souls. Bassista, grafico e serie tv dipendente. Platino i giochi che amo per non farmi platinare da loro.